Vico Equense.
Borgo baciato da chissà quale divinità culinaria. Concentrazione di nativi, poi cuochi stellari altissima.

Antonino Cannavacciuolo e Gennarino Esposito su tutti. Due marziani. Vesuviani.

Oggi proviamo a raccontare l’intensa legge(rezza) di Cannavacciuolo. Provata in due sogni. Uno di mezza estate e uno di inizio inverno.

 

 

Antonino ha portato la sua mano, grande e lievissima, sulle rive del Lago d’Orta, gioiello liquido incastonato nell’alto Piemonte che insegue nuvole e Montagne. Ha accettato la sfida, per nulla facile, di creare un poderoso progetto culinario dentro una villa in stile moresco di fine Ottocento. Villa Crespi.

Il cuoco di Vico ha portato in riva al lago tutto il suo estro e dentro il castello arabeggiante esprime tutto se stesso con grazia e suadenza irresistibili.

Ricerca, eleganza, sontuosità. I percorsi culinari di Cannavacciuolo sono ricchi e rotondi. Pieni di profumi, colore e sapori di rara soddisfazione.

Highlights dai due sogni. Emozioni ingarbugliate.
Tartare salmone, uovo di quaglia e nido croccante.
Polentina con guazzetto di calamari.
Crema di bufala, cialda di mais, bietole, alice cruda.
Capasanta con porcini.
Ravioli ripieni di scampo crudo in salsa liquida di pomodoro.
Timballo di riso con cupola di gambero crudo battuto.

 

 

E tanto altro piacere gastronomico. Figlio di abbinamenti verdi, marini, terrestri. Piacere palatale che germoglia a vette altissime. Sempre preceduto da cura lieve e delicatissima del dettaglio visivo, cromatico, estetico.

Il viaggio termina in lieta ebbrezza. Accompagnata, giusto per prolungare il piacere sino al doloroso commiato, da una grandissima ‘piccola pasticceria’. Saluto di un cuoco anche generoso.

Assaggi Antonino e poi muori. In pace.