Il nome rappresenta meglio di qualsiasi altro riferimento la sua fascinosa, letteraria, sicilianità.

Ciccio Sultano.

Bello ed esotico come Wanda Osiris, Groucho Marx, Greta Garbo, Corto Maltese. Sembra inventato da Hugo Pratt o Paolo Conte.
Al Duomo di Ragusa Ibla invece è tutto meravigliosamente vero.

Il (ristorante) Duomo e Ragusa Ibla. Perla su perla. Bello su bello.

La splendida cittadina barocca, in origine fortezza bizantina, quindi araba per secoli. Ricostruita nella parte alta dopo il terremoto del 1623. Vicoli, salite, discese, muretti, piazze, palme, porte, palazzi, chiese.

 

 

Ciccio Sultano e Angelo di Stefano, partner nell’avventura, hanno aperto la loro bomboniera liberty in una delle stradine che partono dalla piazza del Duomo. Quella piazza così elegante e africana, che ci stai immerso, sprofondato per ore coi sensi e i pensieri.

La cena inizia alle 20.30. Lettura del menu.
In prima pagina, la missione. Ciccio punta a tradurre in elaborazioni di alta cucina la millenaria complessità della sua Sicilia. Un’isola che nei millenni ha vissuto epoche e culture come quella greca, romana, araba, normanna, spagnola.

Fantastica accezione di cucina di territorio: concetto e materia.

Impossibile elencare tutte le successioni di sapori e sensazioni che abbiamo provato. Proviamo con qualche highlight strappato dal bolo dei piaceri univocamente sedimentato nella memoria emozionale.

 

 

Le papille vengono scaldate da un gamberetto crudo da assaporare insieme ad un tortino di patate e una crema di ricotta. Perfetto, bouche amuseè!

Avanti a gamberi levati: ancora crudo, servito su latte di mandorla. Con sorpresa: metti in bocca il gambero e croc! senti la mandorla che scrocchia dentro. Buona successione di consistenze: liquido > gelatinoso > croccante!
Contestualmente arriva il primo degli spoon shock. Riccio di mare + crema di ricotta.

Proseguendo con i crudi, Ciccio propone un carpaccio di cernia leggermente affumicata su insalata di arancia e crema di pistacchi di Bronte. Ancora connubi frutto

Arriva il secondo spoon shock. Un piccione cade in mare e diventa carpaccio. Va a posarsi su una crema di patate che nasconde un’ostrica belon. Viene servito con esplicita raccomandazione dello chef: ‘prima il piccione da solo e poi patata e ostrica insieme’. Bello.

Come dentro una favola, ecco alice nel paese delle meraviglie: sequenza di crostino, alice cruda, bottarga di tonno, crema di fave. Escalation gustolfattiva: dolce, salato, salatissimo. ‘In bocca tutto insieme’, ci raccomanda Ciccio.

Passiamo ai fuochi. Delicatissimi, of course.

Sublime il filetto di triglia con gelato alla cipolla e mantecato di baccalà.

Pizza non pizza. Una cremina di bufala e pummarola fresca su cui poggiano tocchi di gambero e calamaro. Cialdina di seppia per ricordare la pizza anche nei colori.

I primi. Della classe. Pasta trafilata da Ciccio, fresca e dura. Condite con ostriche e crema di riccio e asparagi, la prima, e con pesce bianco, gamberi gratinati (ti siamo grati) in crema di zafferano e finocchietto selvatico, la seconda. Van Gogh nel colore arlèsienne!

Arriva la razza. ‘Secondi a chi?’ dice la carta. In effetti siamo al dodicesimo. Dodici delizie, distillate in sapiente successione.

Parti finali del percorso, i dessert. Pre, durante e post giocati su toni siciliani. All’altezza del fantastico resto che li ha preceduti.

Missione compiuta, capitan Sultano. Fai mangiare la Sicilia con tutto quello che nei millenni ci è nato, cresciuto e morto. Catch on Sicily.