La Borgogna e i suoi vigneti. Verdi, piccole, perfette geometrie che entrano dentro borghi, colline, cielo. Racconto di un cuore contadino molto nobile e forse un po’ snob dove la storia e l’arte hanno lasciato delicati segni. Tracce esemplari, fatte di bellissima, sobria, pietra giocata su tutti i toni del bianco-giallo-rosa. Piccoli monumenti pubblici e privati, civili e religiosi, agricoli e urbani, consapevolmente eretti nei secoli sul piccolo mare verde, a spezzare l’onda lunga e sinuosa di vigne leggendarie. Romanzo paesaggistico a tinte pastello.

Beaune è la città di riferimento del lembo più prestigioso della prestigiosa Borgogna vinicola, la Cote D’or.

 

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La cittadina, ça va sans dire, è un concentrato di colori e profumi borgognotti. Tutto è riassunto e raccolto in un delizioso centro storico che cambia colore dieci volte al giorno, sparando il meglio, tra facciate, tetti e vicoli, al cadere del sole.

Unico, lievissimo, neo, se proprio si vuol trovare il pelo nell’uovo, è la mancanza di una ristorazione minimamente all’altezza del comparto vinicolo. Difficile per il viandante eno-gourmet trovare a Beaune indirizzi a garanzia di piacere o meglio ancora sorpresa, sia nella fascia bistrottesca che in quella più pretenziosa.

Gli eno-puristi potrebbero anche osservare che basta il vino, quel vino, quei pinot noir a soddisfare tutti gli appetiti, che forse trovare a Beaune anche l’experience culinaria sarebbe quasi da overdose stendhaliana.

Per chi invece cerca a tutti i costi un indirizzo solido, guidato da chiare certezze e mano sicura, dove vivere un convincente e armonioso momento di cucina, c’è Le Benaton. Il miglior ristorante di Beaune, forse l’unico in città ad avere un significativo progetto di studio e offerta culinaria.
E già la location, con quella piccola ma significativa distanza (a piedi) dal centro storico, troppo ‘turistico’ forse per poter esprimere un progetto di cucina ‘seria’, dice molto.

Le Benaton è il piccolo ristorante guidato dallo chef Bruno Monnoir. Bomboniera curata e calda, ricca di piccoli, apprezzabili dettagli architettonici che ben predispongono all’esperienza de-gustativa. Momento che si vive al massimo della piacevolezza nei mesi caldi dell’anno, dove, piogge di Borgogna permettendo, si può mangiare ovattati dal fresco di un bellissimo, rinfrancante patio-giardino.

 

 

La cucina di Monnoir è solidamente basata sulla ricerca di armonie gustative consolidate. Il goal viene cercato attraverso geometrie solide, certe, forse un po’ ‘facili’ e mai troppo azzardate, ma dalla sicura resa gustativa. Preparazioni buone e a tratti molto buone, proposte peraltro con notevole cura del particolare estetico. Una cucina classicamente moderna. Molto francese.

Tra i percorsi degustativi proposti, il Terre & Mer offre uno spaccato completo ed appagante delle capacità dello chef.
Lineare e didascalico il tonno con quinoa,sushi di granchio e voile di mela verde, dove la componente ittica viene frescamente accompagnata da sensazioni vegetali sia morbide che croccanti.

Di bontà esplosiva invece il piatto più alto della cena. Melée di astice e mango su vellutata di pisellini al burro di nocciola affumicato con leggera crema iodata. Schiaffo di suadenza, congruamente valorizzato da un’ampolla di portata all’altezza del contenuto.

Icona della maison il parfait d’uovo con asparagi, spugnole e riduzione di Tio Pepe. Ancora piacevolissimo velluto in bocca, con accentuate morbidezze mai pesanti però, sempre sapientemente tenute su buoni livelli di freschezza.
Monnoir è un saggio lupo di Borgogna che vuole vincere. Gioca d’attesa, non azzarda, non si scopre mai, rinuncia alla fuga in avanti anche quando forse potrebbe, per arrivare il prima possibile al suo obiettivo: la rotondità del piatto, la piacevolezza senza se e senza ma.

I secondi confermano la tesi. Il branzino e il manzo vengono rispettivamente proposti con cotture (molto) precise, salse presenti ma non invasive, bilanciamenti freschi assicurati da piccoli innesti acido-agrumati.

Dopo un giro didattico in un carrello dei formaggi ponderato e consistente, è il turno dei dessert. Anche qui vengono fuori il mestiere e le capacità di Monnoir. Vena ancora una volta molto concentrata sulla ricerca di consolidate rotondità.
Impossibile sgarrare sul palato con l’ormai storicizzato tortino di cioccolato, qui proposto in varietà Manjari con cuore morbido di cassis e quenelle di gelato al cassis.
Altro dessert, la macerazione di fragole al balsamico con polpa di banana arrosto e meringa con cuore di mascarpone ghiacciato. Dolce meno ‘dolce’ e più intrigante del precedente, per via di qualche accenno di gioco dolce-acido e caldo-freddo.

Si abbandona malvolentieri il patio del Benaton.
Le ore scorrono lievi, coccolati da una cucina di sapienza, che punta dritta al centro del gusto senza penalizzare, mai, estetica e senso espressivo. Solidità e mestiere. Offerti all’ospite all’interno di un ambiente modernamente sobrio ed elegante che coccola senza ingessamenti o derive barocche.

Solido approdo per gastro-turisti in cerca di piacere e qualità da masticare, con cui smorzare le potenti emozioni regalate dai romanzi vinicoli dei dintorni.