Scosse. Di piacere.

La cena alla Lucanda, la locanda di Luca Brasi.

Anello di congiunzione tra cucina cerebrale, estetica e cucina fisica, materica.

Esperienza a tratti erotica.

Raffinatezza, intrigo, provocazione. Associati a carnalità,  sostanza, sincerità. Piacere contemplativo (prima e dopo) e  fisico (durante).

 

 

Il film inizia alle 20.30 di un venerdì mai troppo venerdì.
Brasi e consorte accolgono gentili i loro ospiti, all’interno di un vero salotto, caldo ed elegante. Arredato con gusto e sobrietà.
Sale a vista per l’armonia di insieme, discretamente separate da drappi in stile japan. Luci high-tech, legno sotto e sopra, qualche scorcio classico. Alle pareti, tele non banali di arte contemporanea. Un mix di elementi che mal gestiti darebbero esiti scadenti. Il locale è bellissimo.

Il percorso degustativo è battezzato ‘degustazione di Luca’. Imperdibile. Cannibalizzazione dello chef. Da ‘gustare’ attraverso i suoi bookmarks.

Il viaggio inizia con alcuni freschissimi appetizer scalda gusto. Da diario, il gaspacho con gelato alle olive e cialda croccante.

Prima pennellata. Densa e originale. Minestra cremosa di acero con dadi crudi di spada e riccio di mare. Acerrima bontà.

Secondo schizzo. Seppia al nero. Piatto noir per eccellenza. Il nero scomposto in tre versioni: vernice, vela croccante, tapis morbido. Assoluto. Degno di una scena di Sin City.

Terza tela. Scaloppa di foie gras alla mela verde. Preparazione più didascalica. Eseguita con maestria. L’impareggiabile consistenza e aromaticità del fegato d’oca delicatamente affiancate dalla freschezza poco invasiva della mela, s-composta in versione sciroppata, chips, gelato.

Quarto squarcio. Carciofo con animelle. Ricetta che il dottor Brasi prescrive insieme ad una caramella di aceto che esplode in bocca dando liquida freschezza sia al tannino del carciofo che al fritto dell’animella. Prescrizione decisamente efficace.

Quinta luce. Crema di patate con merluzzo in crosta. La crema sa di merluzzo, il merluzzo di patata. Il palato, gioioso, di patata e merluzzo.

Sesto lampo. Tortelli con mandorla amara e tartufo nero. Piatto boschivo, di terrosa bontà.

Settimo cielo. Cassola. Rivista in due blocchi distinti. Puntina di maiale e mattonella di verza in sandwich di cotenna. Come rileggere in progress un piatto della tradizione. Grasso che cola.

Chiudiamo con granatina di cedro con caviale di liquirizia. Colorato piacere per le pupille, persistente freschezza per le papille. Il giorno dopo, al risveglio, è ancora ‘in bocca’.

Capolinea. Finisce qui la danza armonica, vivace ed eccitante ballata alla Lucanda. Brasi-dismo.

Usciamo felici. Basta Luca. Grazie.