Il Nebbiolo che sarà Barolo Boscareto fermenta da tre giorni nei tini. Guizzo calmo, partito spontaneamente dopo pigiatura con i piedi.

La festa, puntuale come ogni anno, alla raccolta del nebbiolo dalla vigna in Boscareto. Ferdinando Principiano fissa in convivio – con famiglia, squadra e amici – la vendemmia.  E’ ringraziamento alla terra. Saluto tribale al territorio. Buon augurio al vino che verrà. Ribadire ogni anno la propria vocazione. Di artigiano del territorio. Di vignaiolo di Langa.

 

 

Un progetto, quello di Principiano, che suggestiona e fa riflettere non solo per la qualità dei vini – sempre più snelli, espressivi, tipici – ma anche per un percorso di riavvicinamento alla tradizione e al territorio, svolto senza retorica o (stucchevoli) abiure del pregresso.

Trovatosi a metà dei novanta a gestire le vigne di famiglia, Ferdinando, ancora giovanissimo, abbraccia l’onda dell’enologicamente ‘moderno’. Del vino fatto ‘per i mercati’. La botte piccola, i vini ‘lavorati’, standardizzati, ‘rotondi’ senza ragionevole dubbio o distinzione. E pazienza se la vigna, l’annata, il suolo, il cielo, la tipicità, diventavano fattori sempre più sfumati.
Poi. Un pensiero, due, tre, cento. Una profonda, lunga riflessione. La presa di consapevolezza di non essere alla guida di un progetto agricolo che rappresentasse il territorio come questo meritava. In Langa, poi.
Da qui, un percorso a ritroso fatto di studio, ascolto, riacquisizione del tessuto profondo di Monforte e colline limitrofe.

 

Come posso raccontare fedelmente, attraverso i vini, la mia terra?
Acquisita la consapevolezza – sobria, essenziale, dicevamo –, il cammino è stato un susseguirsi di step fluidi e naturali. In vigna, stop a tutti gli interventi sistemici. In cantina, ripartenza con le fermentazioni spontanee, i lieviti indigeni, l’eliminazione di passaggi come chiarifica o filtrazione. La solforosa poi, tema ad alto rischio di confusione nel mondo dei vini naturali. Anche su queste specifica, Ferdinando intraprende un percorso colto e attento, lucido e sincero.
Piccole conquiste progressive, per arrivare a dosaggi sempre più bassi e alla consapevolezza che si, si può fare un vino elegante, longevo e raffinato (un ‘Barolo’ appunto), anche a solforosa zero.
Solo, occorre esaltare tutti i fattori di cantina che fanno il vino: igiene ambientale (soffice e severa al medesimo tempo), osservazione, sapere, attesa, esperienza.
Gli ingredienti di Principiano.

Fattori solidi, convinti e sempre più convincenti. Alimentati da un continuo confronto con i ‘vecchi’ di Langa. Da cui c’è sempre da imparare. Anche, e soprattutto, nei gesti quotidiani, quelli apparentemente banali, che invece alla fine determinano la differenza.

Dicevamo dei vini. Belli, snelli, carichi di espressività. A Ferdinando piace fare vino. Gli piace farlo bene. E buono. L’approccio naturale è il miglior viatico per realizzare vini d’uva, vini che raccontano vitigno, vigna, terroir. Un connubio tra artigianalità e precisione in cui vive tutta la filosofia di Principiano.

La tensione alla qualità di Principiano non si ferma. Anche questo è un tratto distintivo. La ri-scrittura di una grammatica coltamente naturale è stata il trampolino per vivere con rinnovato coraggio, creatività e ardimento il mestiere di vignaiolo. Accanto ai classici del territorio – i suoi elettrizzanti ‘base’ solo acciaio (Dolcetto, Nebbiolo e Barbera), i Barolo, lo snello Serralunga e il monumentale Boscareto – nascono nuove etichette, nuovi concetti di vinificazione. Sperimentare, provare. Anche, osare. Un progetto agricolo in deciso movimento. E così inizia la spumantizzazione della barbera, o ancora prima il raro passito Lea, nettare viscoso e materico, che da vino dolce diventa dolce e basta.

E aspettiamo i prossimi passi.
Di un percorso di vigna e cantina ri-tornato brillantemente sul senso del territorio, sul sapore del vino e della terra.
Sul significato di stagioni, natura e naturalezza. Su espressività e distinzione. Sulle più autentiche suggestioni di Langa.