Il ristorante El Poblet di Quique Dacosta si trova a Denia, cittadina balneare tra Valencia e Alicante.

L’edificio, struttura dalle curve moresche elegante e minimale, si staglia lungo la litoranea, a 2 km dal centro di Denia.
Dall’esterno si colgono ampie superfici vetrate, legno e acciaio. L’ingresso dentro il cortile conferma l’impressione avuta dalla strada: resort high–tech ricco di freschezza e calore.

Dentro, subito, la splendida cucina a vista, luogo di gesti perfetti e inafferrabili alchimie. Accanto, la cantina dei vini vetrata.

Sul tavolo, un foglietto pieno di significati: ‘…/La fusión es la mezcla de razas, de productos, de cocina, de culturas, de sentimientos, de filosofías y conocimientos.
De ellos venimos, ello somos, y ahí vamos/…’.

Dalla carta scegliamo senza indugi la sequenza degustativa che raccoglie lo stato attuale dell’investigaciòn in progress del mago di Denia: Uni&Verso Local.

 

 

Un percorso in cui natura, architettura e luoghi incontrano suggestioni, sentimenti, cuore dell’autore. Il risultato sono 17 concept culinari di emozionante spessore e bellezza. Diciassette creazioni che accarezzano i sensi, giocando costantemente tra metafora, raffigurazione e transfigurazione. Il Mundo Creativo di Quique Dacosta.

Una progressione divisa in 2 tempi: ‘la Sal’ ed ‘el Sucre’.

Cuba Libre di FoiE gras
Una sorta di crème caramel di foie gras, rum and coke e germogli di rucola.
Strepitoso equilibrio di dolcezza e sapidità per un inizio pirotecnico.

Carciofi croccanti
Carciofi selvatici. Succo d’arancia. Aceto di cava. Fili di zafferano. L’agrodolce di questo piatto completa la preparazione della bocca, ora prontissima a ricevere le successive meraviglie.

The Living Forest
Il piatto è coperto. E bollente. Sollevato il coperchio, occhi, naso e palato si ritrovano scaraventati nel bosco. Diversi tipi di funghi, germogli, erbe, essenze di ogni genere. Tutto a crudo, tutto al naturale. Con terriccio. Croccante terriccio che ricopre un vellutato humus sotterraneo. Fiabesco.

Brina ghiacciata
Quique continua a ricreare contesti e situazioni. La brina sull’albero dopo le gelate notturne, il calore del fuoco acceso dal contadino con rami di noce. Un piatto che scalda grazie al profumo di legna che arde e all’aspetto di brace ardente. Un piatto che rinfresca grazie alla nitidezza del the verde ghiacciato e alla sublime freschezza dello scampo crudo. Illusionismo.

 

 

Abstraction of the sea
Un concentrato di mare. Concentriche corone di alghe e funghi. Con patate, mandorle a-mare e piccole gemme gelatinose a base di alghe. Un tuffo nell’habitat sottomarino.

Ostrica Guggenheim Bilbao
Polposa ostrica racchiusa in una struttura ispirata al capolavoro di Frank Ghery. Pareti di diversa consistenza, costruite con acqua di ostrica e polvere di argento. Marina mineralità. Oltre.

Risotto Montgó
Fondo di anguilla affumicata con perle di ribes e fiori di rosmarino del Montgó, il monte che sovrasta e protegge Denia e la sua (Da)costa. Omaggio di Quique al suo Olimpo. Mistico.

Gamberi: rosa Denia/rosso Denia
Il temp(i)o delle rose. In due step. Gambero coperto di petali di rosa, invaso da ristretto caldo di rosa e gambero. Piacere soave, lascivo, placato da gambero tenue, nudo, crudo, puro.

Triglie e legumi
Filetti di tree-glia come fusti e legumi come liane.
Sapido-dolce-sapido. Armonia che s-triglia i sensi. Lègami!

L’altra luna di Valencia
Non rossa. Ma bianca, grigia, nera.
I colori della seppia smontata, trasformata, scomposta, riproposta, riassemblata, rimontata dallo shamano di Denia. Solo seppia, pura seppia. Per un terremoto sensoriale che si presenta sotto forma di bianca meringa dal cuore di inchiostro, circondato da perle nere e polvere grigio cenere.

Metafora arborea (l’albero di Quique)
I germogli di legumi sono semi e radici.
La spuma al bacon sono fusto e rami.
Le caramelle di cotenna croccante sono i frutti.

La gallina dalle uova d’oro
Cialde croccanti di polvere d’oro che coprono un uovo cotto a 62°, immerso in un ristretto di funghi e legumi aromatizzato al caffè.
Piatto nero per esaltare la resa visiva dell’insieme. ‘Ho visto cose che voi umani…’.

Stelo di borragine
Borraggine, polpa di aloe vera, cardo selvatico del Montgò.
Montgó, don’t go.

L’amico ‘Joselito’
Pancia di maiale iberico del re del Jamon Jabugo con alga di mare e profumo di legno affumicato.

Si passa ai tre tempi dolci.

Primo ‘Sucre’
Una pellicola di mela verde addolcita dalla Stevia Rebaudiana, essenza peruviana 300 volte più dolce della saccarina. E poi erbe selvatiche, fiori, petali. Intenso esotismo.

Secondo ‘Sucre’
Fresco e profumato gelato di viole e aloe vera. Suskind.

Terzo ‘Sucre’
Panettone di cioccolato. ‘Triste, solitario y final’.

La cena finisce qui. Una cavalcata affascinante, unica. A tratti impegnativa per la quantità di sequenze e l’esplosione sensoriale regalata da ogni piatto.

Un’esperienza che non si esaurisce nella durata della cena. E neanche il giorno dopo.