Solo 0,8 ettari. Di eroismo e poesia.
Una piccola gioia che di nome fa Ramìe e di cognome Coutandin.
Ramìe è il figlio vinicolo della famiglia Coutandin, non l’unico ma sicuramente il più originale.
Rosso del Pinerolese. Vino di montagna. Vino di fatica. Nasce in Val Chisone, sotto le vette del Sestrière, in due fazzoletti di terra posti a Perosa Argentina e a Pomaretto. Terrazzamenti, pietre, grafite, pendenze estreme nel primo. Bosco, alberi, suolo morenico nel secondo.

 

Coutandin è una piccola fattoria vinicola fondata nel ’97 da Giuliano e Laura, cuori troppo vivi per trascorrere il periodo della pensione senza nuovi progetti. Dopo una vita di lavoro in settori molto distanti dalla viticoltura, dentro di loro ancora un desiderio forte: mettersi in gioco e dare qualcosa ad un territorio forse poco valorizzato, che invece ha una storia da raccontare e tante potenzialità da esprimere. In questa avventura li accompagna da alcuni anni il figlio Daniele, anche lui amorevolmente folgorato dall’amore per le viti.
Per le sue viti, che conosce ormai una ad una, accudendole quotidianamente con cura lenticolare. Alto giardinaggio agricolo.

 

 

La chiamano anche viticoltura eroica. E qui in effetti l’eroismo si sente, si respira fuso tra i profumi di fiori e aromi di montagna. L’eroismo della passione, della lotta contro le difficoltà, del voler crescere e migliorarsi, nonostante una terra sì forte e fiera, ma certo non così predisposta alla coltivazione della vite. Siamo ad un’altitudine compresa tra i 650 e gli 800 metri e la vigna di Pomaretto, in alcuni punti,  raggiunge il 90% di pendenza, imponendo un lavoro complesso e faticoso.

La resa peraltro è molto limitata, perché oltre ai ceppi ‘numerati’, la cura prestata in vigna dai Coutandin è massima. Rispetto, attenzione, selezione, per arrivare in cantina con le uve migliori.

Per vincere la scommessa di riscrivere la storia del Ramìe, vino raro, quasi sconosciuto, forse poco valorizzato nei decenni scorsi dai tenutari autoctoni. Amato invece dal sommo Veronelli, come attesta un delicatissimo scambio epistolare avuto, poco prima che ci lasciasse, con Giuliano.
Il Ramìe nasce dall’assemblaggio di vitigni autoctoni ignoti ai più: Avanà, Avarengo, Neretto, Bequet…valorizzare il territorio significa anche credere nei suoi frutti.

 

 

Il risultato è un vino dalla personalità spiccata. Figlio di vigna, non di cantina. La produzione è, infatti, naturale. Dopo il soffice giardinaggio tra i filari, in cantina nessuna chiarifica o filtrazione, solfiti quasi assenti, comunque sotto il minimo previsto dalla certificazione biodinamica.
Bella trama di tannini, struttura, freschezza: vino limpidamente territoriale. Frutto di montagna che vive di bella acidità, profumi freschi, tono minerale, dati dal suolo e dalle escursioni giorno-notte. Senza però rinunciare a calore, frutto, corpo. Una beva decisamente intrigante, molto armoniosa peraltro, se comparata ad altre produzioni integralmente naturali come questa.
Bevendolo, il pensiero sensoriale torna all’ordinatissimo disordine zen delle vigne.
Pietra, grilli, api, insetti, fatica. Bosco, alberi, erbe. Tassi, volpi, cervi, lepri, cinghiali. Uomo. Tutto in quieta, vera armonia. Pura biodiversità.
Una forza così laica, così empirica, eppure così spirituale, quella dei Coutandin.
Nei gesti, nelle parole, nei risultati si sente quella purezza, quell’intensità tutta valdese.
Insieme al Ramìe, il piccolo laboratorio agricolo Coutandin imbottiglia un altro rosso, da uve barbera, freisa e bequet: il barbichè. Vino fragrante e minerale, forse meno ricco in profumi e complessità del Ramìe, ma altrettanto vibrante e vitale.
Già in produzione anche una grappa da vinacce di Ramìe di elevata qualità. Mentre è ancora in fase di prototipazione, sia in vigna che in cantina, un bianco che potrebbe dare altre belle sorprese.
Sorprese che andrebbero ad aggiungersi alla piccola, eroica produzione di circa 2000 bottiglie, destinate ad esploratori. Dell’anima, prima ancora che dei vini.
  • LuogoPerosa Argentina (TO)