La corsa del giorno dopo. Must metropolitano irrinunciabile.

Più che mai a Bilbao, dopo gli interminabili aperitivi serali, pieni di pintxos, cerveza e vino tinto.

Correrci dentro è un bel modo di conoscere una città. Alternativo ma sinergico a daily walking e sightseeing. Se la città poi si presta come Bilbao, con quel suo splendido lungofiume, calamita di runners e pattinatori, l’appuntamento con la corsetta diventa inevitabile.

Il rio de Bilbao scuro e sinuoso taglia la città in due.

Il Guggenheim, aldilà del fiume, guida l’orientamento. Corro verso il porto oppure  verso est superando il Casco Viejo e vedendo cosa c’è dietro le colline dell’entroterra?

 

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Parendomi (erroneamente) le distanze abbastanza accessibili decido di risalire il fiume verso l’interno. In 5 minuti, con Battiato che mi accompagna con ‘Auto da fè‘, arrivo a costeggiare il Casco Viejo, centro antico di Bilbao, che sino a qualche ora prima pullulava di gente di tutte le età. Alle 10.15 della mattina è deserto.

Ecco il mercato della Ribera, uno più grossi d’Europa. Tempio per amanti di bacalà e mariscos.

Dopo 20 minuti di corsa, la geografia urbana ha cambiato decisamente volto.

Il Guggenheim è a soli 3 chilometri, ma sembra decisamente di essere in un’altra città. L’indotto architettonico moderno e tecnologico prodotto a cascata dalla magnifica architettura di Frank Gehry qui lascia il posto a file di palazzi liberty con affaccio balconato sul fiume. Alcune costruzioni tradiscono i segni del tempo. Non prive di fascino.

 

 

Le vie iniziano a salire verso zone, ormai periferiche.

Il cammino lungo fiume sale e scende seguendo lievi pendenze. Incrocio molti runners.

Il fiume dimagrisce leggermente. Bjork urla nelle mie orecchie ‘Big time sensuality‘.
Le case incominciano a diradarsi. La natura, come in tutti i paesi Baschi, straripa. E’ verdissima.

Corro accanto a docks vecchi e nuovi, sotto di me una linea ferroviaria che costeggia la riva del fiume. Sembra quasi un paesaggio thailandese.

Un inequivocabile cartello con la scritta ‘Bilbo’ barrata mi dice che sono uscito dal perimetro urbano.

Dietro front e, dopo aver riguadagnato i contorni urbani oramai noti, cambio riva. ‘Over me‘ di Tricky.

Guardando il Casco Viejo dall’altro lato vedo squarci ‘nuovi’.
Dopo poco, eccomi sotto il grattacielo del BBVA. Sto entrando nel cuore della ‘nuova’ City.

Il Guggenheim è di nuovo vicino. A guardarlo da qui cambia, offrendo altri suggestivi scorci.

Meraviglia che offre estasi da ogni angolatura.

 

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La zona è ricca di cantieri.

I lavori più definiti confermano la spinta in avanti della città rispetto alla rigenerazione urbanistico-architettonica e, quindi, turistica. Anche le panchine, i lampioni, i binari del tram, la segnaletica urbana rivelano attenzione e qualità.

Arrivo all’ora di corsa. L’hotel è li davanti, basta superare il ponte-scheletro di Calatrava.
Supero però il Guggenheim e vado avanti. Tra un paio d’ore saremo dentro le sue sale, fermandoci a pranzo per la formula lunch del grande talento Joseán Martínez Alija.

Sto correndo da 70 minuti. I muscoli incominciano a bruciare. Le gru del grande porto atlantico sembrano ancora lontane.
Attraverso il Ponte de Madera e, dopo 5 minuti, sono all’Hesperia. ‘Stripped‘ dei Depeche Mode finisce in ascensore.

E’ stata una corsa intrigante tra stili, epoche, zone.
Bilbao è una bella città. Fresca e profumata. Vibrante e calma allo stesso tempo. Da vivere a tutte le ore. E tutte le velocità.

 

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