Si entra pensando all’insostituibile Pepe Carvalho e al suo assistente Biscuter.
Scimmiottarli, muoversi trai banchi carichi di primizie. Come l’inarrivabile Manuel Vazquez Montalban ci ha raccontato nei suoi romanzi.

Camminare tra i banchi. Sostare. Guardare. Cercare con gli occhi di Carvalho, pesci, carni, quinti quarti, salumi, formaggi, verdura, frutta, frutta secca da assemblare per i mitici spuntini nell’ufficio sulla Rambla.

La Boqueria va vissuta così.

Peccato limitarsi alle foto mordi e fuggi  o al semplice acquisto dei coloratissimi frullati da strada.

Superato il velo turistico, si coglie discretamente il genius loci che da sempre fa della Boqueria uno dei mercati rionali più affascinanti d’Europa. Materie prime di qualità assoluta, colori, odori, freschezza, nicchie gastronomiche, prezzi accessibili. Culto del cibo.

Per cogliere e godere di ciò occorre dilungarsi, frugare, chiedere. Banco dopo banco.

 

 

E acquistare. Primizie e prodotti prediletti. Acquisti per la sera però, perché a pranzo è d’obbligo sostare al mercato.
Filo-logica fine di una mattinata di spesa alla Boqueria.

Hai solo l’imbarazzo della scelta. Dalle 12 al tardo pomeriggio i bar-bistrot dislocati in vari punti del mercato, preparano express i prodotti colti dai banchi limitrofi. Pesci, frutti di mare, carni, salumi e formaggi, serviti in piatti sapidi e sfiziosi. Street-food di qualità massima.

Mangiare al mercato per mangiare il mercato.