Una passione per il progetto culinario che diventa furia creativa.

Un’immensità di vedute e una capacità superiore di fondere in un unico prisma i tantissimi ingredienti in gioco, per offrire l’esperienza perfetta.

Alimenti, cucina, teamwork, location, tavola, piatti, oggetti, concetti, sequenze. Ma prima ancora viaggi, paesaggi, curiosità, design, architettura.

E’ difficile introdurre e raccontare con la dovuta pienezza il progetto Alinea e il lavoro impressionante di un genio come Grant Achatz.

 

Tuttavia, quel che rimane più impresso e vivo, anche nella memoria emozionale, sono un grande amore per l’elaborazione culinaria, una grande voglia di studiare e fondere culture, scienze e discipline, un’inesauribile voglia di ricercare, plasmare, offrire precisione ed emozione. Termini, questi ultimi, che spesso possono sembrare o esser presentati come antitetici. Ecco, Alinea è il luogo al mondo in cui trovano la loro più articolata e felice congiunzione. Emozioni così grandi non possono prescindere da studio, ricerca, prototipazione, perseverante sensibilità creativa.

Il viaggio perfetto inizia dall’ingresso nel ristorante, anzi da prima. North Halsted Street 1723, Chicago, Lincoln Park district. Quartiere residenziale a qualche isolato dal centro. Case basse, alberi, coppiette in ciabatte e labrador, dalle finestre senza tende, luci calde e situazioni rilassate. Fresca, elegante e civile quiete. Qualche bar branché, piccoli concept store.

Contesto giusto per l’Alinea.

Entrando, è subito vista ampia e invitante sul cuore di Alinea, il laboratorio-cucina in cui un team di 40 ragazzi suona e si muove come un’orchestra sinfonica. Velocità, precisione, complicità, tensione senza affanno.

L’esperienza degustativa parte su un tavolo privo di tovaglia. Vuoto di inutili orpelli. Solo fondo nero, ligneo, pronto ad ospitare le sequenze del Grand Tour, il percorso che ogni sera Achatz e il tuo team preparano per i fortunati ospiti.

 

 

Il team di sala ti aggancia per creare subito una relazione di complicità ed empatia che non deborderà mai. Stile ed eleganza sobrie ed asciutte, mai leccate mai retoriche. Chi ti segue durante il tour è un supporto fondamentale per capire, interpretare, entrare appieno nelle incredibili preparazioni di Achatz. Loro lo sanno e per questo lo fanno. Benissimo.

Il Grand Tour inizia con 4 micro-cocktails solidi.
Frutto della passione, limone, menta, zucchero di canna, ciliegia, rosa, mixati a rum demerara, matusalem classico, pisco don cesar, wisky. Quattro piccole sculture, quattro squilli di millimetrica freschezza e delicata acidità alcolica per sintonizzare al meglio cuore e palato.

Da qui sarà un vortice di piaceri e divertimento, fatto di viaggi verdissimi tra colori, temperature, gradazioni, consistenze (English Pea), giochi di sovrapposizioni in cui un ingrediente – Crab – viene somministrato in verticale attraverso 3 tempi-ricette, concept matrioska.
E ancora, veli di riso con printing di germogli e petali, posati sul tavolo ad aspettare per 4-5 portate il loro turno: avvolgere la fantastica tavolozza di ingredienti per il Pork Belly, l’involtino primavera da costruire sul tavolo che (forse) faranno su marte nel 2050. E siccome Achatz, evidentemente, coglie da oriente tutto il sensibile e profumato che può, ecco che l’involtino costruzionista è preceduto da un sorso di Distillation of thai flavors.

L’occhio vuole la sua parte. Come il palato, le mani, il naso, le orecchie. In questo Achatz è assolutamente democratico. Seppur ben consapevole che la parte del leone in ambito culinario la deve sempre fare il gusto, non dimentica di concedere le giuste esal(t)azioni agli altri sensi. Occhi sempre, tatto pure, ma spesso anche olfatto. E’ il caso del piatto Tomatoes, inno a diverse varietà di pomodoro proposto su cuscino morbido da cui, durante la degustazione, esala un soffio d’aria di erba appena tagliata. Perfetta in combinazione con la freschezza che le diverse textures del pomodoro rilasciano sul palato.

Guardare. Toccare. Annusare. Masticare. Sognare.

L’approccio multisensoriale è chiaramente un tratto distintivo di questa cucina moderna, pulita, perfetta.
E come in tutti i progetti di illuminata modernità culinaria non manca una buona dose di ironia, di sensibilità verso il piacere ludico.

 

Rappresentazione egregia di questo insieme di strati e significati è il Chocolate / Dessert on the table. Percorso grafico e gustativo sul cioccolato, dipinto (e naturalmente mangiato) direttamente sul tavolo. Creme, polveri, mousse, ostie, cake, cacao, cocco, mentolo, issopo, artisticamente ‘pitturati’ sul tavolo per una degustazione primordiale sui sapori e aromi associati ed associabili al cioccolato.

Ma queste sono solo alcune delle punte di un iceberg caldo ed avvolgente, lungo 23 emozioni, in cui tutto viene presentato e sottoposto all’interazione sensoriale con il commensale attraverso manufatti di legno, metallo e vetro interamente concepiti e disegnati da Achatz e il suo team. Tools al servizio dell’ergonomia sensoriale.

Siamo nel mezzo di una armoniosa tempesta. Si corre con emozioni e suggestioni, trascinati da un progetto incredibile, pieno, completo, prevedibile stando alle premesse ma inimmaginabile a questi livelli di intensità.
Sequenze, concetti, rese sorprendenti.

Magico Achatz.

E sempre. Prima di tutto e dopo tutto. La centralità del gusto. Sapori puliti, profondi, freschissimi. Una cucina costruita su tenui contrasti, armonie, associazioni, dissociazioni, caldo, freddo, umido, secco.
Manufatti elaborati con preziosi tagli di carni, pesci e molluschi ma soprattutto germogli, foglie, radici, parti verdi, semi, frutti lavorati con tecnica e sensibilità magistrali.

Una cucina audace, audacissima, sempre calibrata, calibratissima. L’emozione si gioca sul filo del millimetro.

E uscendo incontro alla notte chiara di Halsted street, il pensiero è uno.
L’esperienza da Alinea è sentimiento nuevo, passo in più, orizzonte ampliato.
Nuova linfa nel viaggiare lento e motivato del gastrotrotter moderno.